Pianoforte Verticale o Pianoforte a Coda Guida alla Scelta

Pianoforte Verticale o Pianoforte a Coda? Guida alla Scelta

Molto spesso, chi vuole imparare il pianoforte, ma non ha ancora acquistato lo strumento, è combattuto da un eterno dilemma:

meglio prendere un pianoforte verticale o un pianoforte a coda?

Escludendo i casi in cui la scelta risulta praticamente obbligata verso un pianoforte verticale per ragioni di spazio, cerchiamo di chiarire le idee a chi ha la possibilità di custodire in casa tanto un pianoforte verticale quanto un pianoforte a coda ma che, combattuto nello scegliere, non riesce a risolvere il dubbio.

Cominciamo col dire che la maggior parte dei pianoforti verticali sono dotati di un pedale posto al centro, chiamato sordina: è denominato così perché mette in sordo le corde mediante un panno che si interpone tra i martelletti e le corde stesse. Il risultato è un suono flebile e ovattato.

Per chi vive in condominio, questo pedale permette di studiare il pianoforte anche in orari poco consoni al vivere civile. Secondo me, uno strumento non può essere studiato a mezzo servizio, pianoforte in primis! In effetti, pur ammettendo di volersi solo “sgranchire le dita” con la sordina abbassata, la tecnica pura non può assolutamente prescindere dal suono, che deve essere prodotto in modo naturale, con tutta pienezza.

Trovo, quindi, il pedale di sordina un mezzo inutile (se non dannoso) al fine di apprendere il pianoforte in modo serio.

La differenza principale tra il pianoforte verticale e quello a coda è sicuramente l’ampiezza sonora e dunque la timbrica. Difatti, il pianoforte a coda viene usato nei concerti non soltanto per fattori estetici, ma soprattutto perché questo tipo di pianoforte consente, grazie alla sua voluminosa cassa armonica, di raggiungere le orecchie di chi sta in fondo alla platea

Da non sottovalutare poi il fattore “scappamento” e “doppio scappamento“.

Per spiegare in modo semplice il meccanismo dello scappamento, fa’ questo esperimento su un pianoforte verticale:

  1. Premi un tasto qualsiasi e tienilo abbassato
  2. Alza di poco il tasto che hai appena abbassato
  3. Ripremi in modo repentino a metà altezza

Noterai che su un pianoforte verticale, quando vai a premere di nuovo il tasto, non viene prodotto alcun suono.

In ogni caso, nel momento in cui tieni abbassato un tasto, il meccanismo dello scappamento permette al martelletto di ritornare nella sua posizione di riposo (dopo aver colpito le corde), pronto a ri-azionarsi ogni qual volta quel tasto verrà abbassato di nuovo. Se provi a fare il medesimo esperimento su un moderno pianoforte a coda, noterai che, se abbassi il tasto a partire da mezza altezza, il suono viene regolarmente prodotto. Infatti, i pianoforti a coda utilizzano il doppio scappamento.

Ti assicuro che suonare un pianoforte che utilizzi il meccanismo del doppio scappamento facilita di molto l’apprendimento e l’esecuzione della tecnica, dei passaggi rapidi, delle note ribattute, ecc.

Per concludere, possiamo quindi affermare che la scelta di acquistare un pianoforte a coda rappresenta sempre la migliore delle soluzioni.

Se sei nuovo nel mondo degli 88 tasti e cominci ad avvicinarti per la prima volta allo strumento, allora l’acquisto di un buon pianoforte verticale può comunque essere una valida alternativa ai fini della tua iniziazione pianistica.

Da evitare i pianoforti digitali che, oltre a non avere ovviamente il doppio scappamento, producono un suono scarso e mai del tutto fedele alle magnificenze del variegato suono naturale prodotto dalle corde “fisiche“.

Come diceva il pittore russo Kandinskij:

“Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde”.

7 commenti
  1. Leonardo Moretti
    Leonardo Moretti dice:

    I digitali di fascia alta ( dai 2500 euro in su’) possiedono una meccanica a leva con tasti in legno e doppio scappamento. Sul suono ovviamente è meglio il Coda, il verticale solo se è veramente buono altrimenti è da evitare. Tasti inutilmente duri all’inizio corsa e morbidi alla fine non essendoci il d.scappamento. Risultano mediamente comunque più duri e scomodi del coda. I digitali di fascia alta non hanno questi problemi, oltre a considerare l’accordatura e gli orari a meno che non sia con sistema sylent ( e sono altri soldi )..insomma il verticale va bene per pestarlo per bene e farci della tecnica per i concerti ed esami. Il suono; ora i digitali hanno una polifonia di 256 note beccando anche gli armonici degli acustici grazie ai campionamenti di ultima generazione dai coda e casse di qualita’ a 4 vie ( sotto davanti e sopra) …più o meno siamo lì lì con un medio verticale che costa magari di più senza avere i suoni di tutti gli strumenti che ha il digitale. Coda prima scelta, digitale di fascia alta o buonissimo verticale seconda, verticale normale ( che un po’ tutti hanno) terza. Se poi uno non fa solo musica classica e non fa esami o concorsi comprare il verticale dispiace dirlo ma è un grande errore.

    Rispondi
    • Marco
      Marco dice:

      Concordo a pieno con Leonardo. Da pianista, ho sempre trovato i verticali macchine da combattimento in confronto ai coda. I digitali di fascia alta, specialmente Kawai e Yamaha, offrono invece un’economica alternativa al coda vantando in più ampia tecnologia, fondamentale al giorno d’oggi. Complimenti al vostro articolo veramente ben fatto, ma in effetti la critica al digitale senza ulteriori specifiche è eccessiva. Saluti.

      Rispondi
      • Francesco Di Santo
        Francesco Di Santo dice:

        Quando parlo di suono “scarso” nel digitale non intendo semplicemente in fatto di timbro, di bellezza sonora, ma propriamente di dinamica, e un verticale funziona come un piano a coda, ma un piano digitale ha veramente poco in comune con quest’ultimo se non i tasti… Di conseguenza tutti i pianoforti acustici hanno, potenzialmente, infinite possibilità di sfumature sonore; viceversa i pianoforti digitali, anche i più sofisticati, restano ancora macchine programmate per fare quel determinato numero di “velocity”, quindi mancano di quella sensibilità sonora di cui è capace ancora oggi, a 300 anni dalla sua invenzione, il pianoforte acustico. E nessun sistema digitale può arrivare alla magia che è in grado di produrre il martelletto. Poi la scelta può ricadere su uno o sull’altro a seconda delle proprie esigenze e convinzioni; per esempio se si desidera affinare la tecnica e suonare brani di diversi generi musicali come solista allora quello acustico (verticale o a coda che sia) resta quello più indicato, mentre se si ha bisogno dell’arranger per accompagnare una canzone, oppure si ha bisogno di vari suoni per suonare in un gruppo musicale allora quello digitale è l’unica soluzione possibile.

        Rispondi
  2. Michele
    Michele dice:

    Ero anch’io combattuto..credevo quasi che un verticale avesse suoni migliori di un coda, nonostante il coda costasse almeno il triplo e si suonasse nei teatri. Vivo in una grande casa fuori citta’ e grazie a lei acquistero’ un coda 🙂 di che marca me lo consiglia? Vorrei avere il suono migliore e vedendo i prezzi, uno yamaha costa sui 20 mila, mentre uno steinway sui 60 mila, posso permettermi cifre anche più elevate..qual è il coda migliore? Più costa e meglio è? La ringrazio.

    Rispondi
    • Francesco Di Santo
      Francesco Di Santo dice:

      Michele mi fa piacere che grazie al mio articolo tu abbia sciolto questo dilemma. Personalmente, almeno come bellezza sonora, prediligo i Yamaha agli Steinway, ma è un opinione che riguarda esclusivamente il MIO gusto personale. Non è affatto vero che un pianoforte più costa e meglio è… mi spiego meglio: molto dipende dalla grandezza della coda, dallo stato di usura nel caso fosse usato, dall’età, dalla marca, ecc. ma un pianoforte di 10.000 euro, anche se non è uno Yamaha o Steinway, se messo bene non ha potenzialmente nulla da invidiare ad un “nuovo” appartenente ai due grandi colossi. E molto dipende dall’uso che uno ne fa: e allora se hai, per dire, un’associazione teatrale che organizza concerti e ha bisogno del pianoforte per far esibire i propri artisti allora è bene puntare sullo Yamaha, ma se si ha bisogno di un coda “da studio” allora si può puntare altrove, in particolar modo sull’August Förster che è oltretutto il mio pianoforte, ed è quello che ci vuole per far rafforzare le dita (ha i tasti molto pesati) ed ha un suono la cui potenza è sì come il ruggito di un leone, ma è pur sempre difficile da modulare e gestire, per cui è un bel banco di prova da superare, e quando lo superi, ti puoi mangiare vivo qualsiasi pianoforte… 😀

      Rispondi
  3. max
    max dice:

    Buongiorno, dovendo acquistare un mezza coda a ragazzo di 12 anni che è già a un buon livello, ci sono grosse differenze tra uno yamaha g2 e il “mitico” c3?

    Rispondi
    • Francesco Di Santo
      Francesco Di Santo dice:

      Ciao Max, come dico sempre per i pianoforte ad uso “studio” (e non solo…), la questione non è tanto legata alla marca/modello che si vuol acquistare, quanto allo stato di usura dello strumento. Se lo strumento è in buone condizioni (accordatura che tiene a lungo, meccanica efficiente, feltri dei martelletti in buone condizioni, ecc.), allora anche un G2 usato e a buon prezzo può essere una soluzione migliore rispetto ad un C3 nuovo ma che si fa pagare caro. Nel caso specifico, trattandosi di uso “studio” e quindi non avendo necessità di ottenere a tutti i costi il top dell’eccellenza sonora (che serve nelle occasioni di concerti importanti), l’acquisto di un pianoforte top gamma può rivelarsi inutile oltrecché dispendioso. Spero di essere stato chiaro.

      Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.